Pubblicato da: stefanoni | 25 luglio 2012

Presentazione


Danilo Stefanoni, vicedirettore e professore di geografia e storia presso la scuola Media di Giornico-Faido.

Laurea (Master) in Geografia alla Facoltà di scienze naturali di Friborgo (CH). Abilitazione all’insegnamento presso l’IAA e ASP di Locarno.

Scopo del sito:

Qui si troveranno di volta in volta delle riflessioni personali e degli esercizi da scaricare e da fare in classe o a casa.

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Pubblicato da: stefanoni | 24 settembre 2009

Geografia: Nord e Sud in IV media

Nord e Sud nel programma di geografia di quarta media.

L’equatore delle disparità.

Fin dalla prima media gli allievi imparano cosa siano i punti cardinali così da sapersi muovere ed orientare nel territorio geografico utilizzando dei punti di riferimento corretti ed un linguaggio consono alla disciplina.

Arrivati in quarta media possono finalmente vedere la natura geografica del Nord e del Sud, rendendosi conto di dove passa questa linea di confine definita dal parallelo principale del pianeta: l’equatore.

Sono in genere sorpresi di vederlo così “in basso” sulla carta, ed infatti la maggior parte delle terre emerse si localizza a nord dell’equatore.

Questa divisione fra Nord e Sud, che delimita e suddivide il pianeta in due parti simili fra loro è però qualcosa che nel programma di quarta media viene subito rivisto.

All’interno del programma di geografia, la divisione geografica classica fra Nord e Sud viene quindi rivalutata a favore di quella economica e, ciò che potremmo qui definire come “l’equatore economico”, passa ad un’altezza ben differente da quello geografico.

Si viene cosi a creare una nuova divisione fra Nord e Sud visivamente rappresentata da una linea che si muove sulla superficie terrestre passando sul confine fra il Messico e gli USA, attraversando il mediterraneo, muovendosi nell’Asia centrale spostandone a sud quasi tutto il territorio, per poi ridiscendere fino al di sotto del continente australe sollevando così Australia e Nuova Zelanda nell’effimero Nord economico.

A questa nuova divisione i ragazzi ci arrivano attraverso un percorso didattico che mostra loro le differenze di un mondo che alcuni definiscono globalilizzato ma che in realtà globalizza la ricchezza in pochi centri geografici nei quali prendono forma le principali relazioni socioeconomiche che determinano le decisioni politiche su scala mondo.

Analizzando alcuni indicatori socioeconomici come il prodotto interno lordo pro capite e l’indicatore di sviluppo umano gli allievi si rendono conto fin da subito delle enormi differenze che contraddistinguono il globo, differenze avvalorate poi anche dall’analisi della struttura demografica del Sistema Mondo.

Ci si ritrova quindi confrontati con un sistema che presenta forti squilibri interni e, come da prassi nella geografia di scuola media, ci si riallaccia al modello centro periferia sul quale gli allievi hanno imparato a costruire il modello economico. A differenza dei precedenti anni scolatici, in quarta media gli allievi si rendono però conto dell’esistenza di una terza componente; le “isole economiche”, ovvero regioni che per motivi economici e politici sono slegate non solo dai centri ma anche dalle periferie.

Dalle analisi fatte in classe si vede che nel Nord del mondo si localizzano i grandi ipercentri; la Triade, composta dalle regioni economicamente più importanti del pianeta.

Uno di questi grandi centri del potere economico, che gli allievi hanno potuto evidenziare e studiare in terza media, è la megalopoli europea che si estende da Londra a Milano passando per le ricche regioni del Benelux e della Germania dell’ovest. Vi sono poi le tre megalopoli presenti nel nord America; la più importante è quella sulla costa est degli USA che si estende d Boston a Washington, conta oltre 50 milioni di abitanti ed ha in New York la più importante area metropolitana statunitense; la seconda è la megalopoli dei Grandi Laghi situata sul confine fra Usa e Canada (circa 40 milioni di abitanti in una zona urbana dominata da centri importanti quali Toronto, Detroit, Cleveland, Chicago) ed infine la megalopoli sulla costa ovest degli USA, 35 milioni di abitanti localizzanti fra i due poli di San Francisco e di Los Angeles, dove si stanno sviluppando attività d’avanguardia nell’elettronica, nell’informatica, nella ricerca scientifica e tecnologica.

Ultimo grande centro del Nord economico, situato nell’est dell’Asia, è la megalopoli dell’arcipelago nipponico, oltre 40 milioni di abitanti all’interno di due conurbazioni (la prima imperniata sull’area metropolitana di Tokyo e Yokohama e la seconda legata ai centri di Kyoto, Kobe e Osaka).

Agli allievi sarà quindi chiesto di riflettere su questo equatore economico che passa ben più nord di quel che si pensi e che divide un mondo forse a loro apparentemente simile ma che, all’alba del secondo millennio, è invece  ricco di differenze e disparità difficili da colmare se si perseguiranno i modelli economici che hanno contraddistinto gli ultimi decenni.

Da ultimo, sarà poi importante per gli allievi capire che gli elementi che caratterizzano il nord ed il sud si possono riscontrare a differente scala d’analisi, che i centri del nord presentano al loro interno delle regioni povere e marginali dove le condizioni di vita sono assai difficili e parallelamente le regioni del sud possono presentare al loro interno zone anche centrali dove però spesso il loro potere è legato a situazioni economico-politiche poco democratiche.

Danilo Stefanoni

Pubblicato da: stefanoni | 24 settembre 2009

Didattica della geografia

Osservazioni sulle programmazioni annuali di Geografia

Il “substrato d’analisi”: il territorio fisico

Ritengo che all’interno dei programmi di geografia sia molto importante impostare le proprie analisi tendendo ad un discorso di carattere socioeconomico e socioculturale. Un problema che mi si è posto è se e come inserire in quest’ottica uno studio del contesto fisico del territorio sul quale si sta discutendo. Il mio obiettivo è quello di integrare il “substrato d’analisi” con il contesto socioeconomico (elementi per altro non sono affatto disgiunti) cercando di sviluppare dalla prima alla quarta media una certa evoluzione nel modo di affrontare questa relazione.

Il territorio è la prima “couche” sulla quale si inscrivono le relazioni umane, e sulla quale si sviluppano le “couches” superiori relative alle reti, ai nodi ed ai flussi. Ritengo che soprattutto nel primo biennio, per meglio capire il funzionamento di quest’ultime, sia importante soffermarsi inizialmente a trattare temi che permettano di avere una conoscenza di base del territorio fisico al quale si fa riferimento.

Questo modo di lavorare non ritengo che debba essere comunque preso a mo di una regola nei quattro diversi anni di scuola media.

Volendo osservare l’evoluzione scolastica dell’allievo, ritengo che in prima media, al fine di poter capire e costruire dei modelli del Ticino da un punto di vista socioeconomico è importante sapere e capire come in una certa misura (e volendo essere precisi all’interno di determinati contesti) lo spazio naturale influenzi queste dinamiche. È importante a mio avviso che l’allievo cominci a riflettere sull’esistenza di relazioni di causa/effetto tra ciò che ho definito “il substrato d’analisi” e ciò che invece avviene “in superficie”. Questo mio modo di lavorare si riflette parallelamente nel programma di seconda media, dove il contesto naturale elvetico ha chiaramente dei riflessi sulle dinamiche socioeconomiche (pensiamo ad esempio alla localizzazione della rete urbana o più semplicemente all’importanza –all’interno del contesto socioeconomico– della regione naturale dell’Altipiano). Gli allievi in seconda media dovrebbero avere già assimilato dalla prima media questa relazione tra il “substrato d’analisi” e le “couches” superiori e ciò dovrebbe portarli a porsi in modo più o meno implicito le giuste domande d’analisi. L’allievo riesce quindi ad interrogarsi e a trovare lui stesso delle possibili e plausibili risposte a problematiche concrete quali lo sviluppo economico di una regione, la localizzazione dei principali centri, i possibili scenari d’evoluzione futura,…

Lo scopo ultimo è quello di generare nell’allievo un’attitudine volta a ricercare delle relazioni fra il territorio fisico e le sue dinamiche (l’importanza di stimolare gli allievi a formulare delle ipotesi che poi potranno essere imbrigliate in un ragionamento più o meno induttivo risp. deduttivo a dipendenza della metodologia applicata dal docente).

La situazione per taluni aspetti si rovescia all’interno del secondo biennio, dove i cambiamenti degli scenari e soprattutto le nuove scale geografiche toccate, hanno un rapporto con il “substrato d’analisi” che a mio avviso è decisamente differente. È evidente che una regione per essere economicamente e socialmente leader nel contesto mondiale (almeno per il prossimo futuro) dovrà avere anche da un punto di vista naturale delle condizioni mediamente favorevoli; quindi qui il discorso si potrebbe ad esempio spostare su un’analisi di climatologia comparata su piccola scala (tema che comunque non ho intenzione di trattare).

In terza media ad esempio benché un’analisi introduttiva del “substrato d’analisi” possa essere utile per definire i limiti del continente su quale si lavorerà, ritengo che il discorso debba essere comunque ridimensionato; ecco quindi che il fatto che le Alpi siano da un punto di vista fisico all’interno dell’area cuore europea deve portare gli allievi a rivalutare (non dal punto di vista della veridicità ma sotto il profilo dell’applicazione differente di alcuni concetti a dipendenza della scala geografica d’analisi) gli schemi acquisiti negli anni precedenti. Stesso discorso anche in quarta media dove il “substrato d’analisi” (che per altro viene fatto nelle ore di scienze), nel mio programma si può dire che è praticamente assente. Gli allievi hanno imparato dalla terza ad affrontare nuove problematiche e ad applicare nuovi concetti integratori. Il discorso si sposta molto sull’analisi delle relazioni socioeconomiche all’interno del Sistema Mondo; ritengo che con questi obiettivi gli allievi siano portati a fare altre riflessioni e ad applicare altre relazioni di causa/effetto.

Concludendo credo che all’interno dei quattro anni sia importante sviluppare uno studio differenziato del “substrato d’analisi”; in modo esplicito nel primo biennio così da permettere agli allievi d’acquisire un modo di ragionare specifico, mentre nel secondo biennio bisognerà far si che gli allievi capiscano che a differenti scale d’analisi coincidono anche differenti tipologie di relazioni causa/effetto che possono permettere ad esempio di definire una regione economicamente dominante.

Sull’arco dei quattro anni, e sul tema specifico del territorio fisico, gli allievi avranno così imparato a porsi domande differenti e a saper riflettere in modo distinto in funzione della scala d’analisi. In ogni momento sapranno però ritrovare gli schemi acquisiti in passato e sapranno anche riapplicarli in modo corretto.

Danilo Stefanoni

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