Pubblicato da: stefanoni | 24 settembre 2009

Didattica della geografia

Osservazioni sulle programmazioni annuali di Geografia

Il “substrato d’analisi”: il territorio fisico

Ritengo che all’interno dei programmi di geografia sia molto importante impostare le proprie analisi tendendo ad un discorso di carattere socioeconomico e socioculturale. Un problema che mi si è posto è se e come inserire in quest’ottica uno studio del contesto fisico del territorio sul quale si sta discutendo. Il mio obiettivo è quello di integrare il “substrato d’analisi” con il contesto socioeconomico (elementi per altro non sono affatto disgiunti) cercando di sviluppare dalla prima alla quarta media una certa evoluzione nel modo di affrontare questa relazione.

Il territorio è la prima “couche” sulla quale si inscrivono le relazioni umane, e sulla quale si sviluppano le “couches” superiori relative alle reti, ai nodi ed ai flussi. Ritengo che soprattutto nel primo biennio, per meglio capire il funzionamento di quest’ultime, sia importante soffermarsi inizialmente a trattare temi che permettano di avere una conoscenza di base del territorio fisico al quale si fa riferimento.

Questo modo di lavorare non ritengo che debba essere comunque preso a mo di una regola nei quattro diversi anni di scuola media.

Volendo osservare l’evoluzione scolastica dell’allievo, ritengo che in prima media, al fine di poter capire e costruire dei modelli del Ticino da un punto di vista socioeconomico è importante sapere e capire come in una certa misura (e volendo essere precisi all’interno di determinati contesti) lo spazio naturale influenzi queste dinamiche. È importante a mio avviso che l’allievo cominci a riflettere sull’esistenza di relazioni di causa/effetto tra ciò che ho definito “il substrato d’analisi” e ciò che invece avviene “in superficie”. Questo mio modo di lavorare si riflette parallelamente nel programma di seconda media, dove il contesto naturale elvetico ha chiaramente dei riflessi sulle dinamiche socioeconomiche (pensiamo ad esempio alla localizzazione della rete urbana o più semplicemente all’importanza –all’interno del contesto socioeconomico– della regione naturale dell’Altipiano). Gli allievi in seconda media dovrebbero avere già assimilato dalla prima media questa relazione tra il “substrato d’analisi” e le “couches” superiori e ciò dovrebbe portarli a porsi in modo più o meno implicito le giuste domande d’analisi. L’allievo riesce quindi ad interrogarsi e a trovare lui stesso delle possibili e plausibili risposte a problematiche concrete quali lo sviluppo economico di una regione, la localizzazione dei principali centri, i possibili scenari d’evoluzione futura,…

Lo scopo ultimo è quello di generare nell’allievo un’attitudine volta a ricercare delle relazioni fra il territorio fisico e le sue dinamiche (l’importanza di stimolare gli allievi a formulare delle ipotesi che poi potranno essere imbrigliate in un ragionamento più o meno induttivo risp. deduttivo a dipendenza della metodologia applicata dal docente).

La situazione per taluni aspetti si rovescia all’interno del secondo biennio, dove i cambiamenti degli scenari e soprattutto le nuove scale geografiche toccate, hanno un rapporto con il “substrato d’analisi” che a mio avviso è decisamente differente. È evidente che una regione per essere economicamente e socialmente leader nel contesto mondiale (almeno per il prossimo futuro) dovrà avere anche da un punto di vista naturale delle condizioni mediamente favorevoli; quindi qui il discorso si potrebbe ad esempio spostare su un’analisi di climatologia comparata su piccola scala (tema che comunque non ho intenzione di trattare).

In terza media ad esempio benché un’analisi introduttiva del “substrato d’analisi” possa essere utile per definire i limiti del continente su quale si lavorerà, ritengo che il discorso debba essere comunque ridimensionato; ecco quindi che il fatto che le Alpi siano da un punto di vista fisico all’interno dell’area cuore europea deve portare gli allievi a rivalutare (non dal punto di vista della veridicità ma sotto il profilo dell’applicazione differente di alcuni concetti a dipendenza della scala geografica d’analisi) gli schemi acquisiti negli anni precedenti. Stesso discorso anche in quarta media dove il “substrato d’analisi” (che per altro viene fatto nelle ore di scienze), nel mio programma si può dire che è praticamente assente. Gli allievi hanno imparato dalla terza ad affrontare nuove problematiche e ad applicare nuovi concetti integratori. Il discorso si sposta molto sull’analisi delle relazioni socioeconomiche all’interno del Sistema Mondo; ritengo che con questi obiettivi gli allievi siano portati a fare altre riflessioni e ad applicare altre relazioni di causa/effetto.

Concludendo credo che all’interno dei quattro anni sia importante sviluppare uno studio differenziato del “substrato d’analisi”; in modo esplicito nel primo biennio così da permettere agli allievi d’acquisire un modo di ragionare specifico, mentre nel secondo biennio bisognerà far si che gli allievi capiscano che a differenti scale d’analisi coincidono anche differenti tipologie di relazioni causa/effetto che possono permettere ad esempio di definire una regione economicamente dominante.

Sull’arco dei quattro anni, e sul tema specifico del territorio fisico, gli allievi avranno così imparato a porsi domande differenti e a saper riflettere in modo distinto in funzione della scala d’analisi. In ogni momento sapranno però ritrovare gli schemi acquisiti in passato e sapranno anche riapplicarli in modo corretto.

Danilo Stefanoni

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